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ratiofidei La ragione della fede
De docta ignorantia
post pubblicato in Andrea Cecchetto, il 18 settembre 2009

" - Dio, Dio, - interruppe l'innominato: - sempre Dio: coloro che non possono difendersi da sé, che non hanno la forza, sempre han questo Dio da mettere in campo come se gli avessero parlato. Cosa pretendete con codesta vostra parola di farmi? - e lasciò la frase a mezzo."

Parlava così quel Bernardino Visconti del Manzoni. E sembra di sentir parlare ancora oggi tanta critica atea (o ateista), che vede Dio come un ripiego, come un bisogno morto del debole, la falsa speranza del povero, l'illusione dell'ignorante, accusando addirittura di arroganza o superbia coloro che ritengono di avere una "comunicazione", un rapporto personale con questo fantomatico Dio. C'è chi attribuisce la fede ad uno sfondo di ignoranza e, tirando le somme, possiamo dire che da Pascal a Guitton, da Bultmann a Origene... erano tutti dei grandi imbecilli. Debolezza, ignoranza, povertà: condizioni umane, comuni a tutti, in cui nessuno si augurerebbe di trovare. Chiunque, chi più chi meno, ha vissuto momenti di sofferenza, ha provato la debolezza e la povertà di non saper o poter agire di fronte alle vicende che la vita pone di fronte, e in effetti queste sono le condizioni nelle quali più si ha bisogno di una mano viva, reale, concreta. Un bisogno che in ultima istanza non può non ricollegarsi e, per il credente, rispondere con un "si" a quell'interrogativo sulla morte. C'è chi preferisce trovare risposte che possano colmare quelle lacune esistenziali. Altri idoli che però sono costituiti della stessa caducità dell'uomo, quindi finiti. E come può allora un oggetto finito soddisfare quel bisogno umano di infinito? Eccoli allora i veri ripieghi a quella "sete di infinito" dell'essere umano.

Mi si dirà: è questione di fede. Vero, fino ad un certo punto. Ma allora perché non provarla, liberandosi da quel filtro ideologico che vede i credenti come una massa di ignoranti? Perché non provare a mettersi in gioco, perché - parafrasando Pascal - non scommettere? Se puntare nell'infinito può rendere questa vita migliore, e aprire le porte, forse, ad un'altra di eterna, perchè non rischiare? Se è davvero questione di fede, evidentemente non è più il grado di ignoranza a fare la differenza tra l'ateo e il credente, ma un'esperienza. Un'esperienza che si è liberi di fare o non fare. E spesso chi sceglie di privarsi di questa opportunità è per paura. Timore di vedere crollare l'intero castello ideologico che si è costruito in anni e anni di ragionamenti, dubbi ed infine sentenze pseudo-razionali e filosofiche. Sentenze che con il passare degli anni diventano sempre più solide, perchè coltivate mantenendo il paraocchi di chi è ormai certo di aver trovato la verità attraverso il sillogismo e la logica. Risposte che non risiedono più nella sfera del precario, del provvisorio, insomma... dell'umano, ma risposte che mutano in veri e propri dogmi.

L'ateismo è una fede. Una risposta negativa all'interrogativo della sofferenza e della morte. Perchè si soffre? Perchè è così. Perchè si muore? Perchè si deve morire. In altri termini, risposte che aprono ad identiche tautologie: se la sofferenza non ha senso, allora che senso ha la sofferenza? La risposta cristiana alla sofferenza e alla morte è straordinaria: la croce. Cristo non ha detto quale sia il senso della sofferenza, ma Lui stesso con la Sua Passione ha costituito (e costituisce ogni giorno) il significato del dolore dell'uomo. E' proprio attraverso quelle categorie umane accennate prima che ha rivelato l'intero Senso e Mistero dell'esistenza umana. Un Mistero di cui si è reso partecipe, di cui ha mostrato "la Via, la Verità, la Vita". L'esistenza dell'uomo in chiave cristiana non deve soffrire perchè deve soffrire, non muore perchè tutto deve finire lì, ma passa per il dolore assieme a Lui ed infine trova il suo termine ultimo nell'eternità. L'uomo non è fatto per soffrire, ma per vivere in eterno, per essere divinizzato.

 

Rina, il focolare cittadellese
post pubblicato in Andrea Cecchetto, il 30 aprile 2009

Poche righe per ricordare una carissima amica scomparsa da poco.

Il 28 marzo scorso si spegneva a Cittadella una donna molto speciale: Rina Chiminazzo. All’età di 87 anni, quella che per tutti - me per primo - resterà la “zia Rina”, si è addormentata… lentamente… sorridendo.

Rina fu la prima cittadellese ad aderire ai Focolarini, movimento nato nel 1943 a Trento per opera di Chiara Lubich, e proprio l’incontro con Chiara cambiò radicalmente la sua vita: una vocazione nuova, straordinaria che partiva dal desiderio di amare un Dio riscoperto come Amore, come Padre. Costante della sua vita era l’amore di Cristo: un amore fatto non di parole, non di carta, ma di fatti, e del resto non era infrequente trovare sbandati, vagabondi o drogati a casa sua, che lei e suo marito Remigio accudivano come fossero loro figli. In loro chiunque poteva sperimentare concretamente quelle splendide parole evangeliche “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato” (Mt 25,35). La sua casa altrettanto semplice, calda e familiare, non potrebbe riflettere più adeguatamente il suo portamento. Ora Rina non c’è più, ma ha lasciato senza dubbio un’impronta indelebile nel cuore di moltissime persone. Grazie.

Non abbiate paura!
post pubblicato in diario, il 21 aprile 2009

Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! 

Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa! 

Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! Di vita eterna.

Ratio Fidei
post pubblicato in diario, il 3 aprile 2009

Ratio Fidei

In che modo un carpentiere di Nazareth ha potuto dividere in due la storia? Chi è quell'uomo misterioso che tutt'oggi continua ad affascinare chiunque si imbatta nella sua vita? Quali sono i suoi segni? Perchè solo lui, tra le centinaia di divinità, ha avuto successo? E' ancora possibile oggi credere alla sua storia?

 

Domande a cui tenteremo di dare risposta, mettendo in luce le ragioni di una fede che non riesce più a far innamorare. Mostreremo come l'amore sia la vera energia della vita, come lo Spirito sia immerso nella natura che ci circonda e come possiamo scoprire insieme, ogni giorno, le meraviglie che ci sono state donate. In un'epoca in cui ci si vergogna della propria fede, in cui il grano maturo non viene colto, e le stelle non vengono ammirate, cercheremo di mostrare l'importanza delle piccole cose e dei gesti semplici, così come Qualcuno ci aveva insegnato. Ci immergeremo in un mistero molto più grande di noi... anzi, nel Mistero per eccellenza.

 

Annapaola Bonato, Andrea Cecchetto


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permalink | inviato da anna_ceck il 3/4/2009 alle 17:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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